Lascia l'Italia da vincente, come del resto è stato per tutta la sua carriera da giocatore. Pablo Daniel Ranieri torna nella sua Argentina, dopo 16 anni nel nostro paese. Lo fa portandosi sulle spalle uno zaino pieno di successi: tre scudetti consecutivi, dal 2002 al 2004, con il Prato (2) e l'Arzignano, una Coppa Italia, due Supercoppe Italiane. La serie A dal 1999 al 2006, vestendo anche la maglia del Montesilvano. Poi la discesa di categoria, ma soltanto per sposare le ambizioni di squadre che con lui in campo sapevano di poter ottenere successi: nel 2009 vince la B con il Thiene, nel 2010 avrebbe agevolmente fatto il bis con il Povoli se la squadra non si fosse ritirata a metà campionato con più di dieci punti sulla seconda. Passa all'Atletico Arzignano e vince la C2 veneta. Poi va allo Zanè Vicenza, che aveva rinunciato alla A1 ripartendo dalla C1, e lui vince subito C1 e B. Torna all'Atletico Arzignano Cornedo e vince nuovamente la B (per la terza volta). Passa al Chiuppano, dove diventa allenatore–giocatore in prima squadra, che quest'anno ha trascinato alla promozione in A2. Nel mezzo anche l'esperienza con la nazionale argentina, che ha avuto il suo apice con il terzo posto ai Mondiali del 2004 a Taipei. 
Questo per quanto riguarda i numeri e le vittorie. Ci sono stati giocatori sicuramente più vincenti e anche più decisivi, Pablo di gol ne ha sempre segnati pochi, ma non più spettacolari. E questo ve lo dice chi, come me, ha avuto l'onore ed il piacere di giocare al fianco di questo fenomeno per quattro anni. La prima volta che l'ho visto in azione è stato nel Novembre del 1999 nella palestra dell'istituto Datini, dove all'epoca si allenava la prima squadra del Prato. Tutti a bocca aperta nel vederlo con il pallone tra i piedi. Quello che faceva lui con il mancino non l'ho mai visto fare a nessun altro. Al Prato lo portò il nonno, persona eccezionale e presenza costante negli anni. In Argentina aveva giocato nel Platense (squadra dove ha iniziato un certo Trezeguet, di un anno più grande di Pablo). La prima stagione ce lo siamo coccolato nell'Under 21 di Renzo Bellandi, dove si intendeva a meraviglia con "Peppinho" Apruzzese. E proprio quell'anno ho avuto modo di capire il legame che esiste tra un argentino e il suo paese. Fu convocato da Nuccorini in nazionale Under 21, ma dopo un solo stage spiegò chiaramente che lui avrebbe voluto giocare solo per l'albiceleste. Con Carobbi il primo anno giocò poco, anzi, pochissimo. Poi arrivò Velasco e iniziò l'ascesa. Impossibile fare a meno di lui. Con le sue giocate diventò l'idolo dell'allora Pala Prato. Sono dell'idea che chiunque lo abbia visto giocare abbia poi portato almeno due persone in più al palazzetto, perché per capire cosa era Pablo Ranieri lo dovevi vedere in campo. Due scudetti, una coppa Italia, una Supercoppa italiana. Di quei quattro anni ricordo tante cose. In Under gli scherzi telefonici in una trasferta memorabile a Palmanova e un'inferiorità numerica gestita dando palla a lui per due minuti. In prima squadra...beh, in prima squadra di tutto. Biciclette, uscite dalla pressione in mezzo a tre avversari, scodellate da filmare e far vedere ai bambini, ma anche le lacrime dopo la sfida di Coppa Campioni contro i serbi del Nis, quell'ammonizione che gli tolse la possibilità di giocare contro il Playas de Castellon, la squadra pià forte del mondo. Poi l'addio a Prato per diventare il "principe" ad Arzignano. Dove si è consacrato fenomeno ed ha messo su famiglia. Negli anni successivi ci siamo sfidati da avversari e un suo gol a Poggibonsi con la maglia del Povoli lo ricorderò a lungo. Spero che il suo non sia un addio all'Italia, ma un semplice arrivederci. MUCHA SUERTE PULGA. Non ve l'avevo detto? Pulga è il suo soprannome....non me ne voglia Lionel Messi, ma per me la pulga resterà sempre e solo Pablo Daniel Ranieri. 

Nicola Giannattasio